L’Ac diocesana al convegno nazionale di Roma “Un popolo per tutti”

 

“Un popolo per tutti”, è stato lo slogan del convegno nazionale che si è svolto dal 27 al 29 Aprile presso l’Hotel Domus Pacis a Roma, e che ha radunato le presidenze diocesane di Azione Cattolica. Presente anche la nostra Diocesi con il presidente Emilio Cipolla e il vice-giovani Antonio Impieri. Oltre 600 i partecipanti provenienti da tutta Italia.

La tre giorni romana, è stata caratterizzata proprio dalle parole che Francesco ha rivolto all’Ac nei due appuntamenti del 27 e 30 aprile del 2017. Discorsi e “magistero dei gesti” del Papa sono stati di fatto la colonna sonora del Convegno. A partire da quel suo: “Dovete popolarizzare di più l’Azione Cattolica”.

Numerosi gli interventi, oltre al presidente nazionale Matteo Truffelli ed all’assistente nazionale Sua Ecc. Mons. Sigismondi, hanno preso parte al convegno tra gli altri, il vicario generale della Diocesi di Roma, Sua Ecc. Mons. De Donatis, Don Cesare Pagazzi, professore di Teologia, Luigi Alici, professore di Filosofia morale.

Particolarmente significativo l’intervento di Don Cesare Pagazzi, che ha indicato tre “luoghi di emersione” della categoria “popolo” nella testimonianza e negli insegnamenti di Bergoglio. Anzitutto la “carne”, quindi i “sensi”, e in particolare il tatto, che ci mette in contatto ed in relazione con le persone, Infine, terzo “luogo”, la casa, “fatta di persone e cose, luogo caro in cui riconoscersi, dove ci sentiamo accolti, protetti”. Casa vista anche in ottica Chiesa.

Nella pomeriggio del Sabato vi sono stati 3 miniconvegni in alcuni luoghi di Roma, nei quali i convegnisti si sono divisi: “La religiosità popolare”, “La Parrocchia popolare”, “Un’AC popolare”.

Partendo da alcune domande: “Cosa vuol dire allora essere un’Azione cattolica popolare? Cosa ci chiede la Chiesa del nostro tempo?  Cosa ci chiede la vita della gente?” e racchiuse in un’unica questione: “Di qual AC c’è bisogno in questo tempo?”

Nella relazione finale il presidente nazionale dice che: “spetta a ciascuna associazione diocesana , parrocchiale, saper leggere in profondità il proprio contesto, il proprio territorio, la propria realtà, per capire come essere dentro di essa e per essa un’AC missionaria”.  L’impegno dell’Azione cattolica è  “incontrare tutti, accogliere tutti, ascoltare tutti, abbracciare tutti”.

“Ecco perché, più che le parole contano i gesti” – sottolinea il presidente Truffelli, prendendo nelle sue conclusioni, sei gesti compiuti da Papa Francesco, poiché i suoi gesti non sono casuali, ma il modo in cui fa vedere ciò che ha scritto nelle sue esortazioni, sei gesti per chiedersi cosa vuol dire essere un’AC popolare:
– Riscoprire il valore della pietà popolare… l’AC è innanzitutto popolo di Dio, nella sua diocesi, nella sua parrocchia;

  • Tessere alleanze… La normalità della vita quotidiana che sviluppa in ogni ambiente;
  • Parlare il linguaggio dell’altro… Popolarità significa conoscere e usare il linguaggio di coloro che ci stanno attorno;
  • Avere uno stile di sobrietà… Un’AC più popolare è un’AC che sa dare valore alle cose attraverso la sobrietà, la solidarietà , la trasparenza;
  • Lasciarsi toccare dalla vita delle persone…Un’AC popolare è un’AC che sa abitare in profondità la storia, il proprio tempo, le vicende dell’umanità, mettendo dentro le pieghe della realtà il seme dell’amore che è il nome più altro della giustizia;
  • Perdere tempo per prendersi cura di tutti e di ciascuno… Un’AC popolare è un’AC che sa prendersi cura delle persone. E sa farlo nella modalità del prendersi tempo da donare agli altri.